Dipsacus fullonum

Scardaccione selvatico

Dipsacus fullonum

Descrizione

Pianta bienne, con robusta radice a fittone, fusti eretti, tubulosi, forcuti all’apice, solcati, con spine molli e patenti, raggiunge i 2 m di altezza.
Le foglie basali in rosetta oblungo-subovali, presentano spine sulla nervatura centrale, sulla pagina inferiore e a volte anche su quella superiore. Le foglie cauline sono opposte, saldate a 2 a 2 alla base (connate), lanceolate larghe, i margini, la nervatura centrale e la pagina superiore sono spinosi e dentati.
I fiori biancastri o color malva, sono riuniti in capolini ovali, avvolti da brattee lineari spinose e più lunghe dei fiori. Le corolle hanno lobo superiore più sviluppato degli altri tre; tra i fiori sono presenti numerose brattee acute sporgenti.
La fioritura ha inizio all’equatore dell’ovoide-ricettacolo, per poi proseguire verso i poli opposti.
Lo sfasamento temporale e progressivo dall’antesi, è una strategia vegetale che favorisce la fecondazione.
I frutti sono piccoli acheni di forma allungata, con involucretto quadrato, 4 dentelli sugli angoli e calice a coppa.
Nel genere Dipsacus, l’irrigidimento e allungamento, sino a formare un uncino, delle brattee, assieme all’habitus simile a quello dei Cardi, rendono possibile il catapultamento degli acheni quando la pianta viene sfiorata dagli animali.

Forma Biologica

H bienn - Emicriptofite bienni. Piante a ciclo biennale con gemme poste a livello del terreno. T scap - Terofite scapose. Piante annue con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.

Periodo Fioritura

Luglio - Agosto

Etimologia

Il nome del genere deriva dal greco "dípsa"= sete, fa riferimento alla conca che le foglie connate formano presso la loro inserzione sul fusto, in questa piccola conca, si raccoglie l'acqua piovana; il nome specifico fa riferimento all'infiorescenza, indica il luogo dove nel medioevo si effettuava il finissaggio delle stoffe, "fullonica".

Ambiente e Distribuzione

Pianta comune dei bordi delle strade, dei luoghi incolti, dei fossi e delle macerie, 0÷1.400 m s.l.m.

Distribuzione Globale

Euri-Medit. - Entità con areale centrato sulle coste mediterranee, ma con prolungamenti verso nord e verso est (area della Vite). Steno-Medit. - Entità mediterranea in senso stretto (con areale limitato alle coste mediterranee: area dell'Olivo).

Mappa di Distribuzione

Proprietà ed Utilizzi

Specie officinale

Costituenti principali:glicoside, scabioside, acidi organici, saponini.

La pianta ha proprietà sudorifere, aperitive, diuretiche e depurative. Nel passato, veniva usata dalla medicina popolare come rimedio contro la pelle screpolata e nella cura delle fistole anali.

Note e Curiosità

Il cardo è stato utilizzato nella lavorazione della lana fin dai tempi più antichi della civiltà egiziana; ne fa menzione anche Carlo Magno nei Capitolari (812 d.c.), raccomandando la coltivazione dei "cardones" nell'orto, accanto alle altre colture per la "familia". Alle congregazioni religiose, molto probabilmente si deve l'opera di selezione, introdussero la coltivazione nei terreni incolti e la diffusero ampiamente in Francia. La specie coltivata Dipsacus sativus (L.) Honck., è infatti derivata dalla selezione fatta dall'uomo nei secoli sulle piante che presentavano capolini più uniformi e compatti e per questo più adatti al lavoro della garzatura. Tale utilizzo, in Italia, portò alla coltivazione dei cardi dalla metà del XIX secolo, ad opera di Sisto Bocci (proprietario del lanificio di Soci): si importarono semi francesi per migliorarne la qualità aumentando la dimensione del capolino. Da quel momento, per una serie di congiunture politiche che favorirono lo sviluppo di una vera e propria industria tessile in Italia, anche la connessa coltura industriale del cardo decollò, inserendosi stabilmente nel sistema colturale del Casentino. La coltura trovò negli anni 50÷60 la sua massima espansione e il declino iniziò con l'aumento del costo della manodopera e con il mutamento degli indirizzi tessili. I "garzi" (infruttescenze) vengono ancora oggi usati, per garzare eliminando la borra superficiale dei tessuti di lana, rendendoli più morbidi e lucenti, nella lavorazione dei tessuti pregiati e del tradizionale "Panno del Casentino", per ottenere il tipico "ricciolo". Il cardo vegetale infatti, a differenza di quelli di acciaio o plastica, ha spine anche sulle pagine delle brattee e permette di ottenere una lavorazione più fine.
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

Principali Fonti: infoflora e actaplantarum

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